Credito bancario: eppur si muove, o no?
A settembre, il tasso di crescita tendenziale dei prestiti e’ stato del 3,6%, contro il +1,6% del settembre 2008 e il -0,7% del novembre 2008. Fin qui sembra che le banche stiano sostenendo l'economia e quindi viva le banche, poi però si scopre che i mutui per l’acquisto di abitazioni la fanno da padroni nella crisi e che quindi tutti investono in case (anche se in Italia ce ne sono già troppe): perché, si sa, il mattone e il mattone e non fa su e giù come la borsa o i titoli di stato, insomma una soluzione si trova.
Quando però si scopre che la crescita dei finanziamenti non esclude un taglio ai prestiti alle imprese in calo dello 0,2% sullo stesso periodo del 2008, allora la cosa si fa preoccupante: perché in fondo quello del rentier di appartamenti è un lavoro un po' parassitario (sicuramente di più di quello del finanziere). Le aziende non investono più ahimé dicono le banche: sarà che preferiscono mandarle a gambe all'aria che rischiare un po' di credito con loro? Sarà che a un certo punto preferiscono chiudere che pagare tassi improponibili nonostante la Bce abbia tassi molto bassi? Certo i Tremonti bond devono essere falliti. Certo i recuperi di redditività delle aziende quotate e non derivano per ora più dai licenziamenti che da azioni su costi fissi o da recupero di fette di mercato. Insomma alla fine il paesaggio è asfittico e gli unici che pagano sembrano imprenditori, operai, precari e lavoratori in nero. Ma non era cominciato tutto proprio dalle banche?
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